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L’esperto risponde sulla realizzazione di Impianti Fotovoltaici Grid Connect e Impianti Fotovoltaici Stand Alone.



Un impianto fotovoltaico è un impianto che trasforma la reazione solare (energia fotonica) in energia elettrica, attraverso l’impiego di materiali fortemente sensibili alla luce solare (il silicio).
Il raggio solare colpisce il modulo fotovoltaico (in cui sono contenute le celle fotovoltaica) e crea una reazione fotonica che produce energia elettrica, la quale viene convogliata attraverso un circuito elettrico stampato su di esse viene direttamente nei cavi elettrici del pannello e fluisce verso gli altri componenti dell’impianto. Questa energia è di tipo “continuo”, quindi non può essere utilizzata subito per le comuni utenze domestiche, ma ha bisogno di essere convertita – a mezzo di un inverter – in corrente “alternata”.

Un impianto fotovoltaico è composto principalmente dai moduli fotovoltaici e dall’inverter, oltre che ovviamente dalle strutture di sostegno e altri accessori come cavi e quadri elettrici.
Che differenza c’è tra un modulo monocristallino, un modulo policristallino e un modulo a film sottile?
La differenza sta nel metodo di lavorazione, poiché Il modulo monocristallino si ottiene dalla lavorazione di lingotti di silicio di purezza molto elevata caratterizzati da un mono cristallo di Silicio in cui gli atomi sono disposti tutti nella stessa direzione, mentre il modulo policristallino si ottiene mediante la fusione di cristalli di silicio di piccole dimensioni, talvolta visibili ad occhio nudo, disposti senza un particolare orientamento. Il lingotto viene tagliato in lamine sottili che costituiscono le celle fotovoltaiche. Per tale motivo i primi hanno una cella avente colorazione uniforme, mentre gli altri avendo una disposizione casuale degli atomi di silicio ne viene fuori un un colore cangiante.
Il modulo a film sottile (thin film) invece si ottiene con una tecnica differente che è quella di “spruzzare” atomi di materiale semiconduttore (tipo il silicio) su un supporto rigido o flessibile (che può essere di plastica, lamiera o vetro).

L’inverter è un’apparecchiatura elettronica che va modificare (invertire) la forma d’onda della corrente che viene prodotta dai pannelli fotovoltaici, che è di tipo continuo, in una forma d’onda utilizzabile compatibile con la rete elettrica e con le utenze finali, che è di tipo alternato.

La vita media di un impianto fotovoltaico è di 25 anni. I moduli fotovoltaici di regola sono tutti certificati CEI EN 61215 (82-8) e CEI EN 61646 (82-12), hanno superato tutte le prove di tipo elettrico, termico e meccanico, oltre alle prove di invecchiamento accelerato (pari a 25 anni reali di esposizione) (IEC 61730-2). A ciò si aggiunga inoltre che di regola sono garantiti con un rendimento non inferiore all’80% (al 25° anno di vita), e la garanzia per i difetti di fabbricazione è volte fino a 10 anni: questi periodi molto grandi d resistenza e di durata sono dovuti principalmente al fatto che lì impianto fotovoltaico non è composto da parti meccaniche in movimento, quindi ci sono meno probabilità di usura ne tempo.

Mediamente la realizzazione di 1 kW di impianto fotovoltaico (pari a n. 4 moduli fotovoltaici da 250 Watt l’uno) richiede circa 7-8 mq di spazio necessario.

I moduli fotovoltaici possono essere collocati sul tetto, sulla facciata dell’edificio o a terra. La fattibilità tecnica viene verificata dal progettista/installatore in sede di sopralluogo. Il montaggio dei moduli può essere fatto su tetto piano, su tetto inclinato, fissandoli sopra le tegole oppure integrandoli nel tetto stesso o con appositi supporti inclinati. L’installazione può avvenire su ogni tipo di abitazione (villette mono-familiari, case singole, condomini). Oltre che sugli immobili residenziali, i moduli fotovoltaici possono essere installati sulle coperture di centri commerciali, di allevamenti agricoli, di edifici industriali e pubblici: ogni ipotesi va valutata caso per caso, trovando la soluzione adatta ad ogni esigenza.
L’installazione necessita di alcun valutazioni imprescindibili, quali:
  • Lo spazio disponibile (mq?)
  • La giusta inclinazione della superficie dei moduli (sud, sud-ovest, sud-est);
  • L’assenza di ombreggiamenti (alberi, antenne, parabole, palazzi, ostacoli all’orizzonte).

Se l’immobile rientra in una zona non sottoposta a vincoli (di tipo ambientale, storico, artistico, paesaggistico…), l’impianto fotovoltaico può essere installato con una semplice comunicazione di inizio lavori al comune, mentre nel caso in cui rientri in un’area protetta, bisognerà richiedere un “nulla osta” all’autorità competente sul territorio. In ogni caso la richiesta di autorizzazione paesaggistica ricorre, in base alla normativa vigente solo nel caso in cui ci sia una alterazione dello stato dei luoghi. È sempre consigliato, tuttavia, informarsi presso gli uffici comunali locali.

No. Gli impianti connessi alla rete nella loro configurazione standard non prevedono il funzionamento in caso di interruzione della fornitura di corrente elettrica, poiché l’inverter trae alimentazione dalla stessa rete, quindi mancando l’energia dalla rete principale l’impianto si spegne.

Bisogna distinguere gli impianti “comuni” (appunto condominiali) che vengono realizzati per alimentare le parti a uso comune (illuminazione delle scale, dei parcheggi, funzionamento dell’ascensore ecc.), per i quali la realizzazione richiede la maggioranza semplice delle quote millesimali dei condomini. Inoltre è possibile realizzare impianti “per un singolo”, per i quali occorre una delibera assembleare dove ci sia il consenso almeno del 50% dei condomini e che agli altri proprietari (condomini) venga lasciata eguale possibilità.

No. Non è possibile, perché l’impianto ha ad oggetto un punto di connessione (POD), con una utenza dedicata ed un soggetto responsabile, per cio non si può rimuovere e montare in altro posto.

Sì. I moduli fotovoltaici sono capaci di sfruttare non solo la radiazione solare diretta, ma anche la radiazione diffusa, tipica di un giornata nuvolosa.

Assolutamente si, perché i moduli in silicio cristallino hanno un’ottima resa anche a temperature rigide e sono testati per climi freddi e caldi.

Di regola l’azione di lavaggio periodico della pioggia è sufficiente a mantenere puliti e non è necessario alcun tipo di intervento, anche se è consigliabile in presenza di particolari casi (presenza elevata di polvere o sabbia) programmare almeno una pulizia annuale: di regola i prezi di mercato si attestano mediamente alle Euro 35/kwp installato.

L’impianto fotovoltaico crea energia elettrica, per cui il suo principale vantaggio è quello di offrire la possibilità di auto-prodursi energia elettrica ed auto-consumarla senza doverla acquistare. Ovviamente la produzione dell’energia avviene nelle ore diurne quando c’è radiazione solare, motivo per cui ad impianto spento (ad esempio nelle ore serali) l’energia viene prelevata direttamente dalla rete.
Nell’ipotesi in cui non si riesce a auto-consumare l’energia prodotta, questa non va persa ma viene valorizzata mediante la cessione alla rete ai prezzi di mercato (c.d. scambio sul posto), salvo la previsione di sistemi di storage e/o accumulo, da cui verrà prelevata l’energia ad impianto spento.
Lo Stato Italiano incentiva coloro che intendono realizzare un impianto fotovoltaico per auto-prodursi l’energia elettrica riconoscendo il beneficio della detrazione fiscale IRPEF del 50% dell’intero costo di acquisto (max Euro 96.000) da ripartirsi in 10 anni, alla stessa stregua delle ristrutturazioni edilizie (cfr. Circ. Agenzia delle Entrate n.22/E del 02/04/2013), purché avvenga entro il 31/12/2014. Queste detrazioni del 50% non sono da confondersi con le detrazioni fiscali al 65% (ex 55%) per il risparmio energetico. Queste del 65% valgono per gli impianti solari termici per la produzione di acqua calda e per gli interventi di efficienza energetica degli edifici (isolamenti, coibentazioni, serramenti, infissi, caldaie, pompe di calore, moduli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, ecc…).
Dal punto di vista economico, gli impianti fotovoltaici possono rappresentare un investimento molto interessante.

Le detrazioni fiscali IRPEF previste per gli impianti fotovoltaici rientrano nel regime di detrazioni più generale previsto per tutti i “lavori di ristrutturazione e recupero edilizio”, vale a dire che chi realizza un impianto fotovoltaico entro il 31 dicembre 2014, possono detrarre dalle tasse IRPEF il 50% dei costi di realizzazione, fino ad un massimo di Euro 96.000 di spesa IVA compresa, da ripartirsi in 10 quote annuali.

Possono accedere alla detrazione non solo i proprietari degli immobili sui quali vengono realizzati gli impianti, ma anche gli inquilini o i comodatari. Nello specifico:
  • il proprietario o il nudo proprietario;
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
  • l’inquilino o il comodatario;
  • i soci di cooperative divise e indivise;
  • i soci delle società semplici;
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

Ogni modulo prima di essere immesso sul mercato deve essere certificato CEI EN 61215 (82-8) e CEI EN 61646 (82-12), e superare un test fondamentale che è quello della resistenza alla grandine di grandi dimensione (2,5 cm di diametro e 80 km/h di velocità).

L’impianto fotovoltaico non modifica l’impianto elettrico esistente. Il contatore presente viene rimosso e, in sua vece, viene installato un nuovo contatore bidirezionale o di scambio, che ha una peculiarità che è quella di misurare sia i prelievi dalla rete (come già avveniva prima) che di contabilizzare le immissioni in rete dell’energia prodotta e non auto-consumata sul posto. Nelle ore diurne si utilizzerà la corrente prodotta dal proprio impianto, mentre nelle ore notturne o quando non sussistono le condizioni meteorologiche per produrre energia si utilizzerà la corrente della rete preesistente.

Sia il solare termico sia l’ impianto fotovoltaico sfruttano come fonte energetica il sole per produrre energia, ma sono impianti estremamente diversi fra loro perché sfruttano principi della fisica differenti. Mentre il solare termico utilizza l’energia prodotta per scaldare l’acqua utilizzata per uso igienico sanitario o per il riscaldamento degli ambienti, il fotovoltaico trasforma direttamente l’energia solare in energia elettrica. Quindi entrambe le tecnologie sfruttano una fonte rinnovabile per produrre energia che è destinata però ad usi diversi.

No assolutamente no. Il modulo fotovoltaico policristallino e/o monocristallino comunemente utilizzato negli impianti fotovoltaici ha una garanzia di durata ed efficienza della cella fotovoltaica dell’80% al 25° anno, motivo per cui l’idea dello smaltimento alla fine del periodo di incentivazione è una idea molto più scolastica che altro, poiché facendo una proiezione lineare la vita utile di un modulo fotovoltaico va ben oltre i 30-35 anni.
In ogni caso la natura e la tipologia dei materiali impiegati (alluminio, vetro, rame, plastica, silicio) rende la gestione del modulo a fine vita estremamente semplice, poiché nessun materiale di quelli elencati può definirsi come pericoloso: tant’è vero che l’attuale normativa di settore qualifica i moduli fotovoltaici a fine vita come se fossero dei rifiuti RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e prevede lo stesso tipo di gestione (isole ecologiche comunali).
La presenza della cornice di alluminio (circa 19 kg) tuttavia rende quel particolare rifiuto molto appetibile dai recuperatori, motivo per cui si ritiene che essi avranno un valore anche a fine vita.

L’ancoraggio dei moduli fotovoltaici al tetto avviene a mezzo di barre in alluminio che vengo fissate al tetto con appositi sistemi di fissaggio.
In particolare succede che viene forata la parte alta della tegola (in cui l’acqua non scorre) ed intercettato il solaio in cemento: attraverso un particolare resina bi-componente viene fissata una barra filettata in acciaio zincato, alla quale vengono fissate delle binari su cui si fanno scorrere ed ancorare i moduli fotovoltaici.
Il modulo on è adente al tetto ma si mantiene ad una distanza di 4-5 cm consentendo una perfetta aerazione del tetto e una perfetta gestione delle escursioni termiche sia d’inverno che d’estate.